La nave attraversò gli oceani, circumnavigò la Terra, partecipò a una delle più importanti spedizioni scientifiche della sua epoca e sfiorò letteralmente l’affondamento sulla Grande Barriera Corallina.
È curioso che l’unità diventata simbolo dell’era delle grandi spedizioni di esplorazione non sia stata affatto costruita con l’idea di scoprire il mondo.
Da nave per il trasporto del carbone a grande spedizione
L’Endeavour iniziò la sua vita in modo molto più modesto. Fu costruita a Whitby, nel nord dell’Inghilterra e varata nel 1764 con il nome di Earl of Pembroke. Era una robusta e larga nave mercantile destinata soprattutto al trasporto del carbone. Questa costruzione si rivelò però perfetta per una lunga spedizione. La nave aveva molto spazio per le scorte, era resistente e si comportava relativamente bene in acque poco profonde. Nel 1768 la Royal Navy britannica acquistò l’unità, la trasformò nel cantiere di Deptford e la registrò con il nome di Endeavour. Il suo tonnellaggio era di circa 368 tonnellate. Vale la pena chiarire anche una curiosità: benché si incontri comunemente il nome HMS Endeavour, nelle fonti storiche compare spesso la denominazione HMB Endeavour - His Majesty's Bark Endeavour, perché la Royal Navy classificava l’unità come bark.
26 agosto 1768 – l’inizio del viaggio intorno al mondo
Il comando della nave fu affidato al tenente James Cook, che aveva già una grande esperienza come navigatore e cartografo. Il 26 agosto 1768 l’Endeavour salpò da Plymouth – pronunciato in inglese più o meno “Plimeth” – iniziando una spedizione destinata a durare quasi tre anni. L’obiettivo ufficiale dell’impresa era l’osservazione di un fenomeno astronomico estremamente raro: il transito di Venere sul disco del Sole. La misurazione doveva essere effettuata a Tahiti e aiutare gli astronomi a determinare con maggiore precisione la distanza tra la Terra e il Sole.
Ma Cook aveva anche un secondo set di istruzioni.

La missione segreta di James Cook
Dopo aver concluso le osservazioni astronomiche, Cook aprì gli ordini sigillati dell’Ammiragliato. Doveva spingersi più a sud e cercare l’ipotetico enorme continente noto come Terra Australis Incognita - Terra del Sud Sconosciuta.
Iniziò la fase più celebre del viaggio dell’Endeavour. La nave raggiunse la Nuova Zelanda, che Cook circumnavigò e cartografò con straordinaria precisione, dimostrando al contempo che non faceva parte del grande continente ricercato. Poi l’Endeavour virò verso ovest. Nel 1770 la spedizione arrivò sulla costa orientale dell’Australia. Cook tracciava mappe, su una scala allora sconosciuta agli Europei, della costa orientale, fermandosi tra l’altro nella zona dell’odierna Botany Bay. Lì la spedizione incontrò comunità di australiani indigeni, le cui terre erano abitate da migliaia di generazioni.

La notte in cui l’Endeavour rischiò quasi di affondare
Uno degli eventi più drammatici dell’intera spedizione avvenne l’11 giugno 1770. Poco prima di mezzanotte l’Endeavour urtò una barriera corallina appartenente alla Grande Barriera Corallina. Lo scafo fu gravemente danneggiato e l’acqua iniziò a entrare nella nave. La situazione era critica. L’equipaggio lavorò per molte ore alle pompe, cercando al contempo di ridurre la massa della nave. Furono gettate in mare circa 48 tonnellate di attrezzature e zavorra, tra cui sei cannoni in ghisa. Dopo quasi un giorno l’Endeavour fu liberata dalla barriera.
Questo però non risolveva il problema: la nave continuava a fare acqua. L’equipaggio applicò un’antica tecnica marinaresca chiamata fothering: sotto la parte danneggiata dello scafo fu trascinata una vela appositamente preparata e riempita di materiale che, sotto la spinta dell’acqua, tappò parzialmente il foro. Così si riuscì a limitare l’infiltrazione. L’Endeavour raggiunse poi un fiume in seguito chiamato Endeavour River, nella zona dell’odierna Cooktown. Lì la nave fu tirata in secca e per diverse settimane ne fu riparato lo scafo. Se la struttura dell’ex nave carboniera fosse stata meno robusta, la storia di questa spedizione avrebbe potuto concludersi proprio sulla Grande Barriera Corallina.
L’Endeavour fece davvero il giro del mondo
Dopo le riparazioni la spedizione ripartì. L’Endeavour attraversò lo Stretto di Torres, raggiunse l’arcipelago indonesiano e Batavia – l’odierna Giacarta. Il soggiorno in questa regione ebbe conseguenze tragiche per l’equipaggio: molti membri si ammalarono di malaria e dissenteria e alcuni morirono. La rotta successiva attraversò l’Oceano Indiano, attorno al Capo di Buona Speranza, e poi attraverso l’Atlantico fino in Europa. In questo modo l’Endeavour circumnavigò la Terra. Dopo quasi tre anni di viaggio, la nave tornò in Inghilterra il 12 luglio 1771. In una sola spedizione, un piccolo veliero del XVIII secolo percorse quindi una rotta dall’Inghilterra attraverso l’Atlantico, attorno a Capo Horn, poi via Tahiti, Nuova Zelanda e Australia, quindi attraverso il Sud-Est asiatico, l’Oceano Indiano, il Capo di Buona Speranza e di nuovo l’Atlantico.

Che fine fece la vera Endeavour?
La grande spedizione di Cook non fu la fine della storia della nave. Dopo il servizio, l’Endeavour fu venduta a un proprietario privato e ribattezzata Lord Sandwich. In seguito tornò nuovamente in servizio legato alla flotta britannica durante la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti. Nel 1778 fu deliberatamente affondata nel Newport Harbor, nel Rhode Island, insieme ad altre unità usate dai britannici per bloccare il porto. Straordinariamente, oltre 240 anni dopo, ricerche archeologiche hanno permesso di indicare il relitto contrassegnato come RI 2394 come i resti dell’ex Lord Sandwich, cioè dell’Endeavour. L’Australian National Maritime Museum ha presentato i risultati di molti anni di ricerche archeologiche e d’archivio che confermano questa identificazione.

La leggenda del veliero che puoi costruire con i mattoncini
La storia dell’Endeavour fa sì che non sia semplicemente un altro veliero spettacolare. È una nave legata a uno dei viaggi marittimi più famosi del XVIII secolo: una spedizione che univa astronomia, cartografia, esplorazione del Pacifico, una drammatica lotta per la sopravvivenza e, infine, un viaggio intorno al mondo. Ed è proprio alla silhouette di questa unità storica che si richiama REOBRIX 66048 Nave a vela Endeavor.
Il modello è composto da ben 3555 elementi e, una volta completato, raggiunge le impressionanti dimensioni di 109 cm di lunghezza, 25,9 cm di larghezza e 73,6 cm di altezza. Non è più un piccolo modello da scrivania, ma un vero veliero da collezione, che può diventare l’elemento centrale di un’esposizione. REOBRIX ha curato anche i dettagli che definiscono il carattere dell’unità: ponte sviluppato, alberi e sartiame, ancore, battagliole, ruota del timone, botti, oblò e grandi vele stampate. La struttura è modulare, il che facilita l’assemblaggio e il successivo trasporto di un modello così grande. Il livello di difficoltà indicato dal produttore è 6/8 – esperto, quindi 3555 elementi dovrebbero garantire molte ore di costruzione. Il set è destinato a persone dai 14 anni in su, ma per scala e carattere del modello si adatta particolarmente bene alla collezione di un adulto appassionato di velieri, storia e grandi costruzioni di mattoncini. Importante: il modello non è un set con licenza di un’istituzione legata alla nave storica – è una costruzione REOBRIX ispirata alla silhouette della britannica Endeavour.
Vedi REOBRIX 66048 Nave a vela Endeavor – 3555 elementi
Da Plymouth fino in giro per il mondo
L’Endeavour iniziò come una comune nave mercantile per il trasporto del carbone. Pochi anni dopo salpò da Plymouth per un viaggio durante il quale attraversò gli oceani, sopravvisse a una collisione quasi catastrofica con la Grande Barriera Corallina e tornò in Inghilterra dopo aver circumnavigato l’intero globo. Oggi la sua storia continua ad affascinare – anche perché dietro la silhouette monumentale di un veliero del XVIII secolo si nasconde un racconto di navigazione senza GPS, traversate di molti mesi in acque sconosciute, curiosità scientifica e un equipaggio che, nel momento critico, salvò la propria nave dall’affondamento. E se, invece di leggere soltanto dell’Endeavour, vuoi vedere la sua silhouette caratteristica sul tuo scaffale, il REOBRIX 66048 da 109 cm è uno di quei modelli in cui la costruzione stessa può diventare una piccola spedizione – per fortuna senza dover passare tre anni in mare.